Cloud vs On-Premise nel 2026: guida alla scelta senza ideologie
Cloud vs On-Premise nel 2026: guida alla scelta senza ideologie
"Il futuro è nel cloud"
"L’On-premise è morto"
"Se non sei sul cloud, sei obsoleto".
Quante volte hai sentito queste affermazioni negli ultimi anni? Probabilmente troppe. E sai qual è il problema? Che sono tutte mezze verità spacciate come dogmi assoluti.
La realtà è molto più sfumata. Nel 2026, aziende di ogni dimensione stanno facendo scelte diverse: alcune migrano tutto sul cloud, altre fanno il percorso inverso, molte adottano
approcci ibridi. E tutte possono avere ragione, dipende dal contesto.
Perché la domanda giusta non è "cloud o on-premise?", ma "quale soluzione funziona meglio per il mio business, i miei dati, i miei vincoli e i miei obiettivi?"
Proviamo a fare chiarezza, senza ideologie e con i numeri alla mano.
Il mito del "cloud sempre e comunque" (e perché è pericoloso)
Partiamo da una premessa: il cloud ha rivoluzionato il modo in cui costruiamo e gestiamo sistemi digitali. AWS, Azure, Google Cloud hanno reso accessibili infrastrutture che una volta costavano milioni. La scalabilità istantanea, il pay-per-use, l'assenza di hardware da gestire sono vantaggi reali e innegabili.
Ma questo non significa che sia sempre la scelta giusta.
Il problema è che molte aziende migrano al cloud per inerzia, perché "lo fanno tutti", perché un consulente ha detto che è obbligatorio, perché fa figo dire "siamo sul cloud". Risultato? Dopo qualche mese scoprono che
i costi sono lievitati del 200%, che le performance sono peggiorate, che hanno vincolato il loro business a un vendor estero.
Quando l'on-premise ha ancora senso (e lo avrà sempre)
Ci sono alcuni scenari in cui mantenere l'infrastruttura in casa non è nostalgia del passato, ma la scelta più intelligente.
1. Carichi di lavoro prevedibili e costanti
Se il tuo sistema ha un utilizzo stabile nel tempo - niente picchi imprevedibili, niente stagionalità estrema - l'on-premise può essere più economico. Il cloud ti fa pagare per la flessibilità. Se non ti serve flessibilità, perché pagarla?
2. Requisiti di compliance e sovranità dei dati
Alcuni settori hanno vincoli normativi stringenti su dove i dati possono risiedere fisicamente. Healthcare, finance, pubblica amministrazione, settori strategici. Il GDPR impone limitazioni sul trasferimento dati fuori dall'UE. Alcuni paesi richiedono che dati sensibili restino entro i confini nazionali.
Con l'on-premise, sai esattamente dove stanno i tuoi dati. Con il cloud, dipende dal data center del provider, dalle sue policy, da accordi internazionali che possono cambiare (vedi Cloud Act americano, che permette al governo USA di accedere a dati anche se ospitati in Europa, se il provider è statunitense).
Per alcune aziende, questo non è negoziabile.
3. Performance critiche e bassa latenza
Applicazioni che richiedono tempi di risposta nell'ordine dei millisecondi, elaborazioni real-time, accesso a dati massicci senza latenza di rete: l'on-premise può essere superiore.
Sistemi di trading finanziario, controllo industriale, rendering video, elaborazione di big data - in questi casi, la latenza introdotta dalla connessione internet può essere inaccettabile. Avere storage e compute fisicamente vicini (o nello stesso rack) fa una differenza misurabile.
4. Costi a lungo termine per applicazioni mature
Il cloud ha senso economico quando inizi, quando devi scalare velocemente, quando l'incertezza è alta. Ma per applicazioni mature, con architetture stabili e carichi prevedibili, il TCO (Total Cost of Ownership) a 5 anni spesso favorisce l'on-premise.
Un server fisico costa 5.000-10.000€ una tantum, più 1.000-2.000€/anno di energia e manutenzione. Un'istanza cloud equivalente può costare 500-1.000€/mese, quindi 6.000-12.000€/anno. Dopo 2-3 anni, hai già pareggiato. Dopo 5 anni, il risparmio è netto.
Ovvio, devi considerare anche costi nascosti: personale IT per gestire l'infrastruttura, backup, disaster recovery, aggiornamenti hardware. Ma per aziende che già hanno team IT competenti, questi costi sono marginali.
Quando il cloud è davvero la scelta vincente
Non fraintendere: il cloud ha vantaggi enormi in molti scenari. Sarebbe stupido negarlo.
1. Startup e progetti nuovi con incertezza alta
Se stai lanciando un prodotto e non sai se avrai 100 utenti o 10.000 nel primo anno, il cloud è perfetto. Parti piccolo, scali velocemente se serve, riduci se la crescita rallenta. Zero investimento iniziale in hardware che potrebbe rivelarsi sovradimensionato o sottodimensionato.
L'elasticità del cloud ti permette di testare il mercato senza vincolarti a infrastrutture costose. Se il prodotto non decolla, hai speso poco. Se esplode, scali in giorni invece che mesi.
2. Carichi di lavoro variabili e picchi imprevedibili
E-commerce con stagionalità forte (Black Friday, Natale), piattaforme di streaming per eventi live, applicazioni che possono diventare virali improvvisamente. In questi casi, il cloud ti salva la vita.
Esempio: un e-commerce che normalmente serve 1.000 utenti/giorno, ma durante i saldi ne serve 50.000. Con l'on-premise, dovresti dimensionare l'infrastruttura per il picco massimo, sprecando risorse il 95% del tempo. Con il cloud, scali automaticamente durante il picco e paghi solo per quello che usi.
3. Team distribuiti e lavoro remoto
Se il tuo team è geograficamente disperso - sviluppatori in Italia, designer in Spagna, project manager in remoto - avere l'infrastruttura sul cloud semplifica tutto. Accesso sicuro da ovunque, collaborazione facilitata, niente VPN complicate verso datacenter aziendali.
La pandemia ha accelerato questa tendenza. Molte aziende hanno scoperto che avere sistemi accessibili via browser da qualsiasi luogo è strategico per attrarre talenti e mantenere continuità operativa.
4. Servizi gestiti e focus sul core business
Database gestiti, code messaging, storage, CDN, machine learning, analytics - il cloud offre servizi pronti all'uso che altrimenti richiederebbero competenze specializzate da assumere o sviluppare internamente.
Per una PMI, esternalizzare la complessità infrastrutturale ha senso. Vuoi concentrarti sul tuo prodotto, sul tuo mercato, sui tuoi clienti. Non vuoi diventare esperto di configurazione cluster Kubernetes o ottimizzazione database.
5. Disaster recovery e business continuity
Implementare disaster recovery serio con on-premise richiede datacenter secondari, replicazione dati, procedure complesse. Con il cloud, puoi avere backup geograficamente distribuiti, failover automatico, alta disponibilità con pochi click.
Per applicazioni mission-critical dove il downtime costa migliaia di euro all'ora, il cloud offre resilienza che sarebbe proibitivamente costosa da replicare in casa.
Facciamo i conti: TCO reale a 3 e 5 anni
Basta chiacchiere, parliamo di numeri concreti (comunque indicativi e realistici al momento della scrittura). Confrontiamo il costo totale di proprietà per un'applicazione web tipica (backend API + database + storage) con carico medio-stabile.
Scenario: Applicazione gestionale per PMI
Requisiti:
- Server applicativo (4 CPU, 16GB RAM)
- Database relazionale (8GB storage iniziale)
- Storage file (500GB)
- Backup giornalieri
- Banda 2TB/mese
Opzione A: On-Premise
Costi iniziali (Year 0):
- Server fisico (o VM su hardware esistente): 8.000€
- Software (OS, database license): 2.000€
- Setup e configurazione: 2.000€
- Totale iniziale: 12.000€
Costi annuali ricorrenti:
- Energia elettrica: 500€
- Manutenzione hardware: 800€
- Backup storage: 300€
- Banda internet business: 1.200€
- Personale IT (quota parte, 10% FTE): 4.000€
- Totale annuale: 6.800€
TCO 3 anni: 12.000 + (6.800 × 3) = 32.400€ TCO 5 anni: 12.000 + (6.800 × 5) = 46.000€
Opzione B: Cloud (AWS/Azure)
Costi mensili:
- Istanza compute (t3.xlarge equivalent): 150€
- Database managed (RDS/Azure SQL): 200€
- Storage S3/Blob: 25€
- Backup automatici: 30€
- Banda in uscita: 100€
- Totale mensile: 505€
TCO 3 anni: 505 × 36 = 18.180€ TCO 5 anni: 505 × 60 = 30.300€
Aspetta, il cloud sembra più economico! Dov'è l'inganno?
Il punto è che questi calcoli base non includono:
Costi nascosti cloud:
- Picchi di utilizzo non preventivati: +30-50% sul costo medio
- Data transfer tra servizi: +15-20%
- Servizi aggiuntivi necessari (monitoring, log management, security): +20%
- Consulenze per ottimizzazione e troubleshooting: 3.000-5.000€/anno
TCO cloud realistico 3 anni: ~27.000€ TCO cloud realistico 5 anni: ~45.000€
Quindi siamo praticamente pari. E questo è per carichi stabili e prevedibili. Se hai picchi imprevedibili, il cloud vince. Se hai carichi costanti e competenze interne, l'on-premise vince.
L'opzione smart, le architetture ibride
La verità è che quasi nessuna azienda moderna è puramente cloud o puramente on-premise. La maggior parte adotta approcci ibridi, scegliendo la soluzione migliore per ogni componente.
Pattern comuni di architettura ibrida
Pattern 1: Core on-premise, servizi cloud
- Database e applicazioni core on-premise (controllo, performance, costi)
- Servizi di supporto sul cloud (email, storage documenti, analytics)
- Backup e disaster recovery sul cloud
Pattern 2: Dati sensibili on-premise, elaborazione cloud
- Dati personali e sensibili restano on-premise (compliance)
- Elaborazioni intensive e machine learning sul cloud (scalabilità)
- Sincronizzazione selettiva e anonimizzazione
Pattern 3: Multi-cloud + on-premise
- Workload diversi su provider diversi (best-of-breed)
- Dati critici replicati su infrastruttura propria
- Evita vendor lock-in totale
Vantaggi dell'approccio ibrido
Flessibilità: scegli la soluzione ottimale per ogni caso d'uso, non sei vincolato a un'unica strategia.
Costi ottimizzati: paghi cloud solo dove ti serve davvero, risparmi on-premise per il resto.
Compliance facilitata: dati sensibili restano sotto controllo diretto, altri possono beneficiare di servizi cloud.
Resilienza: se un provider cloud ha problemi, hai infrastruttura alternativa. Se il tuo datacenter ha problemi, hai failover sul cloud.
Transizione graduale: puoi migrare componenti progressivamente, testando e validando prima di impegnarti totalmente.
Come decidere?
Basta teoria, come fai concretamente a scegliere? Usa questo framework decisionale.
Step 1: Analizza i tuoi workload
Per ogni applicazione/sistema, rispondi:
- Volume e prevedibilità: utenti e dati crescono costantemente o a picchi?
- Criticità: quanto costa un'ora di downtime?
- Complessità: richiede competenze specialistiche rare?
- Compliance: ci sono vincoli legali su dove risiedono i dati?
- Integrazione: deve parlare con sistemi legacy on-premise?
Step 2: Calcola il TCO realistico
Fai i conti seri, includendo tutti i costi nascosti:
On-premise: hardware, software, energia, spazio fisico, personale, aggiornamenti, obsolescenza, disaster recovery
Cloud: costi base + picchi + servizi aggiuntivi + data transfer + consulenze + costi di uscita (se vorrai migrare via)
Proietta a 3 e 5 anni. Il break-even di solito è tra il secondo e terzo anno.
Step 3: Valuta rischi e vincoli
Vendor lock-in: quanto è facile/costoso cambiare provider o riportare in casa?
Competenze: hai (o puoi assumere) competenze per gestire on-premise? O per ottimizzare il cloud?
Scalabilità: devi crescere 10x nel prossimo anno, o la crescita è graduale?
Resilienza: un singolo punto di fallimento è accettabile?
Step 4: Inizia ibrido e testa
Non fare scelte irreversibili subito. Parti con un approccio ibrido:
- Workload non critici sul cloud per testare provider e costi reali
- Core business on-premise dove hai controllo totale
- Dopo 6-12 mesi, valuta con dati reali se intensificare cloud o consolidare on-premise
Serve aiuto a scegliere?
Se stai valutando come strutturare la tua infrastruttura digitale - sia per un nuovo progetto sia per una migrazione esistente - non fare scelte al buio o basate su mode passeggere.
Scrivici per una consulenza pragmatica e senza ideologie: analizziamo insieme i tuoi workload, calcoliamo TCO realistici e identifichiamo la strategia infrastrutturale che funziona davvero per il tuo business.
Perché la soluzione giusta non è quella più "cool" o "moderna".
È quella che ti fa risparmiare soldi, ti dà controllo e ti permette di crescere senza sorprese.







